NISSA: Ukelis 6; Cauteruccio 5, Bruno 5, Palermo 4 (72’ Agnello 6), Cusumano 5, Fofana 4 (46’ Provenzano 6); Calvosa 6 (65’ Distratto 5), Rapisarda 6, Alagna 6 (65’ Panattoni 5), Di Grazia 4, Terranova 5 (72’ Catalano 5)

REGGINA: Lagonigro 6; Lancini 5, Fazio 6 (78’ Specker 6); Baldan 6 (25’ D. Girasole 6), R. Girasole 7, Toscano 7; Abonckelet 8, Acquadro 6, Magrassi 7, Rotulo 5 (71’ Rossetti 5), Reis 8 (78’ Guida 5)

MADY ABONCKELET 8
Sottolineando la sontuosa prestazione di Reis, non si può non premiare l’autore del primo gol e dell’assist del raddoppio

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La Reggina ritrova il dolce gusto della vittoria e lo fa su un campo difficile, cosa che rende tutto più delizioso. È una domenica speciale a Caltanissetta: la madre di tutte le battaglie, la giornata biancoscudata, il compleanno del presidente Giovannone (quel tanti auguri a te sparato dagli altoparlanti prima del via ci ha fatto rabbrividire), insomma una partita carica di pressione per i padroni di casa. E come sempre avviene in questi casi le squadre più forti e quadrate vengono fuori e si portano a casa l’intero bottino.

Il primo tempo della squadra amaranto rasenta la perfezione. Le scelte del tecnico si rivelano corrette, specie quelle di Reis e Abonckelet: la punta detta la profondità mille volte allungando la difesa avversaria, il centrocampista oscura Fofana, segna il gol del vantaggio e trova l’assist per il raddoppio di Magrassi. In fase difensiva la solidità della squadra si rivela fondamentale, anche dopo l’uscita per infortunio di Baldan ed una difesa totalmente nuova con Lancini tra i fratelli Girasole. Lagonigro si ritrova a sbrigare soltanto l’ordinaria amministrazione.

L’errore, grave, di Lancini riapre la fiammella della speranza per i padroni di casa nel recupero. Ma è una fiammata, soltanto facendosi gol da sola la Reggina poteva subirlo. Nella ripresa Moschella cambia modulo (complimenti al ds Giovannone, figlio del presidente Giovannone, che ha cacciato Di Gaetano per prendere lui: in quattro partite l’ex tecnico aveva totalizzato sette punti, l’attuale due. Ma se una società è organizzata così è più facile che la Ferrari vinca il mondiale di Formula 1 che loro un campionato) passando dal 3-4-3 iniziale al 4-3-1-2, ma la Reggina regge e, al di là di qualche mischia e di un contropiede subito da angolo a favore, la squadra di casa non crea grattacapi a Lagonigro se non con un tiro di Agnello da trenta metri.

Le scelte di Marchionni dicevamo: in difesa spazio a Rosario Girasole con Fazio dirottato a destra e Baggi in panchina. Quattro under in campo. In mezzo al campo ritrova la maglia da titolare Abonckelet con Rossetti che si accomoda in panca, mentre davanti tocca a Reis affiancare Magrassi. Gli scatti continui in profondità del numero 11 non sono quantificabili ma hanno la peculiarità di allungare a dismisura la linea difensiva nissena creando spazi tra le linee. Magrassi ha più palloni giocabili, Abonckelet va che è una meraviglia, Rotulo appare più appannato del solito mentre Acquadro sbaglia troppo tecnicamente.

Moschella dal canto suo schiera Alagna centravanti con Terranova e l’ex Di Grazia a supporto liberi di svariare. A destra lascia fuori Bello per inserire Rapisarda, probabilmente preoccupato dalle scorribande di Toscano preferisce un calciatore più esperto. Ma il problema è in mezzo dove Palermo e Fofana non sono registi e perdere tempi di gioco significa consentire alla Reggina di recuperare posizioni e marcature in fase difensiva.

Dopo un’occasione sprecata da Magrassi in avvio ti viene il dubbio che gli attaccanti abbiano serie difficoltà, ma è solo un pensiero momentaneo. La Reggina tiene bene il campo, la squadra di Moschella fa fatica, il gol è la naturale conseguenza di ciò che sta mostrando il campo, nulla di più e nulla di meno: tutto nasce da un sontuoso anticipo di Rosario Girasole su Di Grazia nel cerchio di centrocampo, il contropiede era già lanciato, l’intervento del 5 amaranto determinante. Da lì la palla arriva a Magrassi che la lavora bene sulla trequarti, la scambia con Acquadro e, allargatosi a sinistra, la mette rasoterra al centro. Il tocco di un difensore la aggiusta per l’inserimento di Abonckelet e l’1-0 è servito. Dentro l’area c’erano pure Reis, Rotulo e Toscano.

Si fa male Baldan, entra Domenico Girasole, Rosario non si iscrive alle primarie da candidato premier pur passando sul centrosinistra. Un’altra caratteristica dello stadio Tomaselli è il classico tifoso che ad un certo punto si alza e urla verso l’arbitro: «curnutu tu e cu non tu dici», e la tribuna in coro risponde «curnutu». Colore certo, ma il calcio di un certo livello è altro. Tipo al 33’ quando Palermo cerca un improbabile passaggio orizzontale che Abonckelet ricicla lanciando Magrassi, stavolta il centravanti non sbaglia: 0-2. Partita in ghiaccio, ma Lancini ci mette del suo e la riapre nel recupero della prima frazione cercando un dribbling incosciente su Alagna che, rubatagli palla, la scaraventa in rete.

Nella ripresa Moschella mischia le carte inserendo Provenzano per Fofana e, spostando Rapisarda mezzala, passa al rombo. Il neo entrato, ex anche lui, mette un po’ d’ordine ma non basta a creare grattacapi alla granitica difesa amaranto. Una casa poggia sulle fondamenta, una squadra di calcio sulla solidità difensiva. Quella della Reggina viene spesso trascurata, solo da chi il calcio lo conosce poco. Nella città dove i monaci inventarono l’amaro Averna a cavallo del 1860 a brindare è la Reggina. Alla Nissa resta solo una (amara) considerazione: e se ne va, la capolista se ne va…