LAMEZIA TERME – Nemmeno la pioggia, un inizio ritardato di circa tre quarti d’ora ed un terreno di gioco ben oltre i limiti dell’infamità fermano questa Reggina. I numeri servono per mettere a fuoco le cose: cinque partite ufficiali, cinque vittorie, 20 gol fatti e 0 (zero!) subiti – unica squadra dalla A alla D con rete inviolata –, primo posto in classifica a punteggio pieno con 12 punti e la consapevolezza che, finito un temporale lungo tre anni, c’è il sole ed un arcobaleno da ammirare.
L’accoglienza è delle migliori, l’organizzazione gestita benissimo, salta all’occhio il terreno di gioco entrando al D’Ippolito ma pazienza. Dopodiché arriva il diluvio, il campo si allaga, il timore che non si possa giocare si fa strada mentre il settore ospiti si svuota. La pioggia passa, la sabbia e quel poco d’erba reggono, la scopa del giardiniere fa miracoli e, nonostante la Reggina sia propensa a far rinviare la gara, si gioca.
Le due tifoserie cantano insieme contro Saladini e il Catanzaro, in panchina nella Vigor c’è un vecchio amico di nome Jorge e di cognome Vargas, la sua è una squadra davvero giovane. Sono oltre mille i tifosi amaranto al seguito, Marchionni rimescola un po’ le carte ma anche cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.
Ci mette poco più di venti minuti la Reggina a sbrigare la pratica. Troppa la differenza tra le due squadre, il primo gol arriva da un pallone perso e recuperato in mezzo al campo da Baggi, rifinito da Abonckelet e siglato da Toscano. Il raddoppio da un lancio in profondità per Jallow, tacco per Rossetti che assiste Abonckelet. Sono passati ventidue minuti, la partita è già in ghiaccio. Nel finale di tempo arriva pure il tris ancora con un elegante tocco sotto di Abonckelet servito in profondità da Rossetti.
A inizio ripresa Vargas passa ad un audace ma improponibile 3-4-3, levando forse il migliore dei suoi cioè Diego Simonetta. La Reggina domina in mezzo al campo anche grazie all’uomo in più tra le linee, ma non affonda più di tanto. Due gol le vengono annullati per fuorigioco, in un’altra occasione è la traversa a levare il poker.
Era dalla stagione 1955/56 che la Reggina non vinceva su questo campo. Noi facciamo nostre le parole di Marchionni: «la Reggina deve temere solo sé stessa». Esce l’arcobaleno mentre la squadra festeggia sotto il settore ospiti. Ed è una dolce carezza che ha tutta l’aria di essere il preludio di una stagione da ricordare.

