Partiamo dalla coerenza: la Coppa Italia era un obiettivo per la sgangheratese di Ballarino, figuriamoci per la squadra di Lotito. Il primo obiettivo stagionale è fuggito via e non è una cosa bella. Ancora meno per come è maturata la sconfitta, arrivata al termine di una partita che, temporalmente, ha seguito l’opaca prestazione di Capaci contro il Trapani. È ovvio che il risultato è l’unica cosa che conta, ma dietro esso occorre fare un’analisi, quanto più possibile profonda.
Chi scrive è ancelottiano, la premessa è fondamentale per ricordare una delle massime di Carletto: «Gli allenatori si dividono in due categorie: quelli che incidono poco e quelli che fanno danni, spero di stare nella prima». Partendo da qui un primo giudizio su Marco Marchionni va dato: sta incidendo poco o sta facendo danni? Per noi non sta facendo danni, almeno fino ad oggi. Ma perché un allenatore incide poco secondo noi ancelottiani? Perché riteniamo che il gioco sia solo e soltanto dei giocatori.
Intendiamoci, ogni essere bipede che segue il calcio pensa di saperne di più di qualsiasi allenatore, tutti sono commissari tecnici ma nella realtà dei fatti non è così. Il tifoso può dire ciò che vuole e ci mancherebbe pure, diverso è il discorso se le analisi le fa chi ha una penna o un microfono in mano. Perché il tifoso ascolta e recepisce e, se mancano le competenze, i danni sono inenarrabili.
Non pretendiamo certamente che chi informa si metta a parlare di gioco di posizione, sviluppo attraverso la superiorità posizionale, attacco preventivo, contropressing, ampiezza relativa, diverse linee di profondità, accettazione della parità numerica, ricerca della superiorità qualitativa, il ruolo visto come una funzione (esterno, interno, sostegno, vertice) e non come una posizione (mezzala, trequartista, mediano, centravanti). Probabilmente sarebbe divertente ma il 98% di chi legge non capirebbe un tubo. E farsi capire da chi legge (o ascolta) è fondamentale.
Pretendiamo però ci sia conoscenza, attenzione ai dettagli e voglia di capire. La conoscenza deriva dallo studio: il regolamento, le caratteristiche dei singoli calciatori, qualche nozione sulle squadre avversarie perché a calcio si gioca undici contro undici; il perché si segna o si subisce un gol, si creano occasioni o si subiscono azioni pericolose è nella categoria dettagli, ogni singolo dettaglio; fare domande di campo a tecnico e giocatori porta alla voglia di capire. Se non si fanno questi passaggi gli unici argomenti di discussione dopo una sconfitta saranno l’allenatore (sempre e comunque), il portiere e/o il centravanti (a targhe alterne). Più che un’analisi è il bar sport.
Fatto il preambolo arriviamo al dunque: come mai sono arrivate due sconfitte consecutive? Noi non riteniamo che le partite vengano vinte o perse dagli allenatori: le vincono e le perdono i giocatori che determinano con le loro scelte in ogni singolo secondo di una partita. L’allenatore ha un ruolo fondamentale: deve mettere ogni singolo calciatore nelle condizioni di esprimersi al meglio singolarmente ed insieme ai compagni, chiamatela struttura se vi va; dare un equilibrio alla squadra anche perché la palla ce l’hanno pure gli avversari; dare una mentalità alla squadra rendendola solida; non fare danni dal martedì al sabato.
Tutto ciò Marchionni lo ha fatto? Ad oggi, per noi, la risposta è sì. C’è qualche campanello d’allarme? Certamente, altrimenti non si perdono due gare fila. Di questo campanello il tecnico è l’unico responsabile? Assolutamente no. Andiamo nel merito: dopo Trapani abbiamo scritto che per la prima volta in partita non è passato al 3-4-3 come aveva fatto in altre occasioni. Pensate ci sia qualcuno che glielo abbia chiesto? Ovviamente no. Gli errori di Fazio, Lancini e Baldan sul gol di Lamin Jallow sono sotto gli occhi di tutti: è colpa del tecnico se i calciatori fanno errori in marcatura?
A fine gara il tecnico ha dichiarato che certe partite vanno pareggiate se non si possono vincere, l’idea trasmessa riteniamo sia stata quella viste le scelte fatte a gara in corso, ma se nessuno domanda rimangono supposizioni. Abbiamo sentito dire che ha fatto cambi scolastici: scusate, Misiti non ha fatto cambi scolastici tipo Napolitano per Leveque? Napolitano ha inciso sulla partita, Sulayman Jallow o Alma no. Col senno di poi e del risultato è tutto facile, a noi discorsi del genere non appassionano. Ci interesserebbe capire il perché di determinate scelte, fermo restando che se un allenatore schiera un undici e fa dei cambi lo fa per cercare di migliorare la squadra.
In settimana poi c’è stata pure la Coppa Italia ed una squadra come la Reggina non può perdere 3-2 quando all’84’ vinceva 2-1. Sul primo gol la dormita di Porcino è evidente sul secondo palo; sul 2-2 bella girata ma De Mori perde la marcatura; sul 3-2 palleggiano in area e Madia ha spiegato perché gioca Lagonigro. Ma non si può nemmeno non chiudere il primo tempo sullo 0-4: la colpa di Marchionni è non avere un’officina per fare la convergenza a Jallow? Se c’è qualcosa che ci ha dato tremendamente fastidio è lo sfogo a fine gara del tecnico, sul campo, con quel «è colpa mia» urlato quattro volte ai calciatori raccolti in gruppo. Le piazzate si fanno negli spogliatoi, non a favore di telecamere e davanti gli occhi di tutti.
La squadra è stata costruita con criterio, con calciatori duttili e soprattutto abituati a vincere. È una squadra da corsa la Reggina: i vari Rotulo, Rossetti, Abonckelet, Toscano, Baggi hanno bisogno di campo e di ricevere il pallone in corsa per incidere. E qui torniamo alle caratteristiche dei singoli: solo Guida e Alma hanno nelle loro vene l’uno contro uno (e si è visto cosa ha fatto il numero 10 col gol realizzato). Nella prima uscita la connessione in campo tra Guida e Rotulo ci era piaciuta parecchio, l’assenza del primo ha tolto qualcosa pure al secondo. Così come è mancato il continuo attacco alla profondità di Reis.
Qualcuno dice che la Reggina dovrebbe giocare a quattro dietro abbassando così di fatto il raggio d’azione di Toscano e levando dal campo uno tra Baggi, Lancini e Baldan per la regola degli under, abbassando il raggio d’azione di Acquadro; altri che Acquadro dovrebbe giocare trequartista (l’ultima volta lo ha fatto nel 2021, a Taranto, per sette partite), totalmente fuori ruolo. E chi lo dice che la squadra, specie in fase difensiva, non si senta più protetta così? In fase di possesso i nostri difensori lasciano sempre un uomo dietro stile vecchio libero, specie Lancini. Nevio Scala sosteneva che se non hai i centrali veloci devi metterne tre e la Reggina non ha Bolt lì dietro.
Chi scrive apprezza che il tecnico non sia fossilizzato su un modulo unico. Fino ad oggi i fatti danno ragione a Marchionni. Domenica sera potrebbe cambiare tutto dopo la Vibonese, ma restiamo fiduciosi: andremo in C.

